
Sono solo un insegnante di materie letterarie di biennio che ha cercato di svolgere il suo lavoro in modo non trasmissivo e che ha provato ogni giorno ad insegnare nel modo che qui praticheremo. L'unica giustificazione alla mia presenza qui è che quello che vi propongo l'ho sperimentato a lungo nella pratica didattica quotidiana.
Questa via all'insegnamento della storia punta a fare studiare la materia in modo attivo ogni volta che c'è un'ora di storia (si raccomandano caldamente le due ore di seguito per lavorare con qualche frutto e maggior soddisfazione) e ad insegnare a studiarla per tutta la programmazione in questo modo. In altre parole, esso tende a coprire cioè tutto il territorio della pratica didattica quotidiana normale, trascurato per esempio dalle esperienze laboratoriali con documenti, esperienze che sono chiaramente “eccezionali” (nel senso di impossibili da svolgere su tutto il piano di lavoro per ragioni di tempo) e lasciano, non meno dell'insegnamento trasmissivo tradizionale, lo studio del resto (che è la maggior parte del programma o della programmazione) allo studente, da solo e senza aver provveduto a fargli scoprire e costruire degli strumenti di metodo di studio.
Su questa strada, molte sono state le letture e le esperienze che mi hanno segnato. I riferimenti culturali alla base di questa via all'insegnamento della storia sono (senza pretesa di completezza) i seguenti, ordinati cronologicamente secondo la successione della loro scoperta e della loro influenza nella mia pratica didattica:
Due seminari del corso di psicologia durante i primi due anni di università (anni accademici 1970-71 e 1971-72) con il Prof. Mario Bertini, che mi ha pazientemente insegnato a capire che lo studio non è solo imparare bene i manuali, che la forma più alta di studio è la ricerca che produce risultati nuovi rispetto a quanto già si conosce (ricordo, all'inizio dell'incontro con questi discorsi, un vero e proprio senso di disorientamento e di vertigine, come se il solido mondo delle conoscenze che avevo imparato a controllare attraverso le lezioni dei professori e la lettura dei manuali come dei dati oggettivi e certi, franasse sotto i miei piedi) e quindi a scoprire la dimensione della ricerca e la possibilità di trasformare tutto lo studio in ricerca.
Alcuni pomeriggi straordinari passati con il Prof. Franco Forlizzi e la sua terza media per le vie di Chieti Scalo a fare piccole ricerche ambientali, con da parte dei ragazzi una vivacità sul lavoro ed un interesse a ciò che stavano facendo che trovavo sorprendente.
Due articoli (purtroppo oggi quasi introvabili) sull'insegnamento della storia di G. Ricuperati, Esperienze antiautoritarie e insegnamento della storia, in Relazioni Sociali, 1971, XI e Tra didattica e politica: appunti sull'insegnamento della storia, in Rivista di storia contemporanea, 1972, n. 4, pp. 496-516.
Un intervento di Graziella Pozzo ad uno dei rari convegni cui ho partecipato nella mia vita: le sue parole descrivevano pratiche e comportamenti che erano quanto avevo cercato di fare fino ad allora senza trovare il modo di rifletterci sopra (G. Pozzo, La trasversalità della lingua: verso un'educazione linguistica per l'apprendimento, in L'educazione linguistica dalla scuola di base al biennio della superiore. Atti del Convegno di Viareggio 3-4-5-6 marzo 1983, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, Milano 1984, pp. 109-130).

I lavori dedicati all'insegnamento della storia da S. Guarracino, con D. Ragazzini (Storia e insegnamento della storia, Feltrinelli, Milano 1980) o da solo (Guida alla storiografia e didattica della storia, Editori Riuniti, Roma 1983; Il Novecento e le sue storie, Bruno Mondadori, Milano 1997; Le età della storia. I concetti di Antico, Medievale, Moderno e Contemporaneo, Bruno Mondadori, Milano 2001).
I lavori di didattica della storia del Prof. Antonio Brusa, a partire dalla per me fondamentale Guida al manuale di storia. Per insegnanti della scuola media, Editori Riuniti, Roma 1985 fino alla conoscenza delle sue esperienze di insegnamento laboratoriale della storia.
Un laboratorio di ricerca-azione all'IRRSAE Piemonte all'inizio degli anni '90 con Graziella Pozzo e Martin Dodman, dai quali ho imparato la formulazione del circuito progettazione-sperimentazione-riflessione-riprogettazione e scoperto l'importanza della meta cognizione.
La lettura di un altro articolo di G. Pozzo (Lettore con “bagaglio appresso”, in THÈUTH, n. 2, 1992, pp. 6-7) qualche tempo dopo aver cominciato a lavorare con Professione studente e la comprensione, finalmente chiara e concreta, del ruolo comunque attivo del lettore alle prese con un qualsiasi testo e quindi della necessità di rendere consapevoli della natura del bagaglio che ogni ragazzo si porta appresso.
P. Arpaia, A. Bertrtand, P. Favati, S. Filippi, G. Lucchesi, R. Minerva, G. Ottolini: Professione studente. Itinerario per l’acquisizione del metodo di studio, Eurelle edizioni, Torino 1993, libro capace di impostare un cammino concreto per la costruzione degli study skills, dati troppo spesso per scontati ed innati nei ragazzi, mentre capita anche nei licei di avere studenti che studiano a memoria perchè non conoscono alternative alla lettura ricettiva;
F. Ciampolini: La didattica breve, Il Mulino, Bologna, 1993 e F. Ciampolini, F. Piazzi: La ricerca metodologico-disciplinare, Il Mulino, Bologna 2000, mi hanno fatto riflettere molto sulle esigenze di operare, all'interno dei programmi, delle scelte non arbitrarie, di puntare all'essenziale in ogni pratica didattica e culturale, di “guardar dall'alto” (però in tutta la complessità della loro rete di concetti, connessioni e rimandi) gli argomenti prescelti per il mio percorso di programmazione.
I laboratori organizzati dal CESEDI e tenuti dai Prof. Mario Comoglio (M. Comoglio, M. A. Cardoso: Insegnare e apprendere in gruppo. Il Cooperative Learning, Libreria Ateneo Salesiano, Roma 1996 e M. Comoglio: Educare insegnando. Apprendere ad applicare il Cooperative Learning, Libreria Ateneo Salesiano, Roma 1999) e Piergiuseppe Ellerani e successivamente attraverso le Accademie dei Prof. Kathy e Norm Green organizzate dalla Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo mi hanno fatto conoscere il cooperative learning: lo spirito sotteso a questa metodologia didattica, la potenza e la flessibilità del lavoro in gruppo (http://www.apprendimentocooperativo.it/?ida=7259 e http://www.apprendimentocooperativo.it/?ida=7261), una ricca strumentazione tecnica per affrontarlo in maniera molto più consapevole di prima.
Attraverso i laboratori del Prof. Comoglio ho anche scoperto il critical thinking e il problem solving, trovando così nuove strade didattiche concrete per favorire negli studenti la capacità di riflessione e quella di costruire delle inferenze, esigenze che erano state da sempre al centro dei miei interessi e alle quali avevo dato soluzioni molto artigianali.
La lettura del libro di L. Mariani, Portfolio. Strumenti per documentare e valutare cosa si impara e come si impara, Zanichelli, Bologna 2000, ha costituito per me un corso accelerato su stili di apprendimento, motivazioni, strategie di apprendimento. Soprattutto ho scoperto l'uso del diario di apprendimento come strumento per creare quotidianamente consapevolezza di fronte al lavoro svolto insieme in classe.
La comunità di apprendimento, scoperta, attraverso due memorabili laboratori organizzati dal CESEDI e tenuti dal Prof. Mario Comoglio, come la cornice generale dentro la quale collocare tutta la mia attività di insegnante.